Il 18 febbraio 2026, durante il convegno "Epistemia e Intelligenza artificiale" dell'Università La Sapienza di Roma, il presidente AGCOM Giacomo Lasorella ha annunciato l'intenzione di inviare una segnalazione formale alla Commissione europea contro AI Mode e AI Overviews di Google. La questione al centro dell'intervento riguarda il rischio di compressione della libertà informativa e del diritto dei cittadini di accedere a più fonti di informazioni, sancito dall'articolo 3 dell'European Media Freedom Act.
🔍 Come funzionano AI Mode e AI Overviews
AI Mode e AI Overviews rappresentano una nuova generazione di ricerca online: non mostrano più semplicemente una lista di link ai siti web, ma forniscono risposte immediate e complete direttamente nella pagina di ricerca. Le sintesi vengono generate dall'intelligenza artificiale di Google rielaborando contenuti prelevati da siti di informazione ed editoriali.
Secondo Google, si tratta di una "naturale evoluzione del motore di ricerca" che migliora l'esperienza utente. Ma il risultato pratico è che gli utenti ottengono la risposta senza mai visitare i giornali. Come sottolinea Lasorella nelle sue dichiarazioni: "Andando a cercare in AI Mode il rischio è di non leggere più i giornali. C'è il rischio di compressione della libertà informativa".
⚖️ Le violazioni del Digital Services Act
AGCOM non agisce in solitudine. L'Autorità italiana segue l'esempio dell'Autorità tedesca, che a settembre 2025 ha già presentato denuncia formale contro Google presso l'Autorità federale che vigila sulle reti e sui mercati delle infrastrutture.
In Italia, il 15 ottobre 2025 la FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali) ha depositato un reclamo formale ad AGCOM nel suo ruolo di Coordinatore nazionale del Digital Services Act. Le violazioni contestate riguardano diversi aspetti fondamentali:
- utilizzo di contenuti editoriali senza autorizzazione esplicita degli editori
- assenza di meccanismi efficaci di opt-out che consentano agli editori di escludere i propri contenuti
- riduzione drastica del traffico verso i siti di informazione, con conseguente crollo delle entrate pubblicitarie
- creazione di un "prodotto rivale" ai contenuti giornalistici utilizzando proprio quei contenuti come materia prima
Il meccanismo è stato definito "beffardo": Google utilizza i contenuti degli editori per generare risposte che poi sostituiscono la visita agli stessi siti, privandoli di traffico e ricavi.
📉 L'impatto economico sull'editoria europea
Il 10 febbraio 2026, l'European Publishers Council ha presentato una denuncia antitrust formale alla Commissione europea, ampliando la portata della contestazione a livello continentale.
Secondo uno studio del Reuters Institute, AI Mode e servizi simili potrebbero causare un calo del traffico sui siti di informazione del 43% entro il 2026. Uno studio dell'Università di Amburgo, pubblicato a ottobre 2025, ha confermato che i modelli di risposta delle intelligenze artificiali come ChatGPT, Perplexity e Google AI hanno "conseguenze di vasta portata per la visibilità delle offerte giornalistiche e la diversità delle informazioni disponibili online".
Come spiega la denuncia tedesca, Google sta creando un prodotto che compete direttamente con i contenuti giornalistici, privando le società di media di traffico in rete e riducendo le loro entrate pubblicitarie, minacciando così il loro rifinanziamento e la sostenibilità economica del sistema informativo indipendente.
💡 Il rischio per la democrazia: l'epistemia
Lasorella ha evidenziato un problema che va oltre l'aspetto economico: l'illusione di conoscenza generata dall'intelligenza artificiale. Questo fenomeno, chiamato epistemia, consiste nel credere di sapere qualcosa solo perché l'IA lo ha scritto, senza verificare le fonti o confrontare diverse prospettive.
Anna Ascani, vicepresidente della Camera dei Deputati, intervenuta allo stesso convegno, ha sottolineato che "l'illusione di conoscenza generata dall'IA impatta anche sulla generazione del consenso dell'opinione pubblica e quindi sulla democrazia". Ricevere una sola risposta preconfezionata invece di confrontare più fonti comprime la libertà informativa e rischia di influenzare la formazione del consenso dell'opinione pubblica.
Il presidente AGCOM ha ribadito che il Digital Services Act europeo rappresenta ad oggi "l'unico presidio a livello mondiale rispetto ad un mondo in trasformazione", ma ha anche evidenziato un limite strutturale: il rapporto diretto tra Commissione UE e i Paesi di origine delle piattaforme digitali (Stati Uniti) finisce per comprimere il ruolo delle autorità nazionali, che pure hanno competenze e conoscenze specifiche sui propri mercati.
🌐 La risposta di Google
Diego Ciulli, Head of Government Affairs and Public Policy di Google in Italia, ha risposto durante il convegno alla Sapienza affermando che "AI Overview e AI Mode sono una naturale evoluzione del motore di ricerca, stiamo migliorando il modo precedente di fare ricerca non l'accesso all'informazione". Secondo Google, "non credo che per l'IA le persone smettano di leggere i giornali, sarebbe preoccupante se lo facessero".
A febbraio 2026, Google ha annunciato di essere in fase di test per garantire maggiore visibilità ai link nelle ricerche con AI Mode, un primo tentativo di risposta alle pressioni degli editori e delle autorità di regolamentazione.
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