L’UE vieta l’AI che ti spoglia, l’Italia non può nemmeno bloccarla: perché dopo il caso Meloni serve un cambio di passo

Mano con smartphone da cui emerge una figura digitale dissoluta davanti al Parlamento Europeo – deepfake e AI Act

L'Unione Europea vieta i sistemi AI che spogliano le persone senza consenso, eppure il Garante Privacy italiano non dispone ancora del potere di bloccare dall'Italia le piattaforme che li offrono. L'accordo del 6 maggio 2026 sull'AI Act introduce il ban, mentre a Roma si chiede un intervento legislativo per colmare il divario operativo. Come può funzionare un divieto europeo se a livello nazionale mancano gli strumenti per renderlo effettivo in tempo reale?

Il 5 maggio 2026 un'immagine deepfake della presidente del Consiglio Giorgia Meloni in lingerie è stata diffusa sui social network. La premier ha scelto di pubblicarla lei stessa su Facebook, denunciando l'accaduto come un attacco politico e avvertendo che "i deepfake possono ingannare, manipolare e colpire chiunque. Io posso difendermi. Molti altri non possono." Il caso ha riportato al centro del dibattito pubblico un fenomeno che negli ultimi due anni ha coinvolto studenti, minorenni, professionisti e cittadini comuni, spesso vittime di molestie digitali attraverso strumenti AI accessibili gratuitamente online.

🔒 La richiesta del Garante Privacy

Il 6 maggio 2026 il Garante per la protezione dei dati personali ha emesso un comunicato chiedendo al legislatore un potere oggi assente nel proprio arsenale: la possibilità di interdire dall'Italia l'accesso alle piattaforme AI che consentono di generare e condividere contenuti sessualmente espliciti non consensuali a partire da immagini reali.

Secondo l'Autorità, un potere di questo tipo permetterebbe di bloccare con tempestività la catena virale delle condivisioni e la diffusione incontrollata di dati e materiali dannosi. La rapidità dell'intervento è determinante quando sono in gioco diritti come la protezione dei dati personali, l'identità e la dignità della persona: una violazione in questo ambito può provocare danni gravi e spesso irreversibili.

Non si tratta di una richiesta nuova. Il Garante aveva già segnalato questa necessità in più occasioni, e nel corso del 2025 aveva adottato provvedimenti specifici contro piattaforme e servizi AI utilizzati per generare falsi nudi senza consenso:

  • nell'ottobre 2025 ha disposto il blocco di Clothoff, piattaforma dedicata alla generazione di immagini di nudo a partire da fotografie reali
  • a dicembre 2025 ha adottato un provvedimento di avvertimento nei confronti degli utilizzatori di servizi come Grok, ChatGPT e Clothoff, evidenziando i rischi connessi al trattamento illecito di immagini e dati biometrici
  • ha ribadito che l'utilizzo di tali servizi può determinare fattispecie di reato oltre a gravi violazioni della normativa europea in materia di protezione dei dati personali

⚖️ Il quadro normativo italiano: il divario tra reato e tutela effettiva

Sul piano legislativo, l'Italia ha iniziato a dotarsi di strumenti penali specifici. La Legge 132/2025, che disciplina l'intelligenza artificiale a livello nazionale ed è in vigore dal 10 ottobre 2025, ha introdotto il reato di diffusione illecita di contenuti manipolati tramite AI. Parallelamente, il DDL 644 mira a rafforzare la tutela dell'identità personale anche nei casi in cui l'immagine venga alterata solo parzialmente attraverso sistemi di intelligenza artificiale generativa.

Il nodo resta però operativo. Perseguire penalmente gli autori dei contenuti richiede tempo, indagini e cooperazione internazionale. Nel frattempo, il materiale si diffonde attraverso gruppi chiusi, canali paralleli e piattaforme con server collocati fuori dalla giurisdizione italiana. Un contenuto rimosso dopo giorni o settimane ha già prodotto danni reputazionali e psicologici spesso irreversibili.

La vicepresidente della Camera Anna Ascani ha ricordato che proposte normative finalizzate a introdurre procedure rapide di rimozione dei contenuti erano state osteggiate nei mesi precedenti. La critica è diretta: introdurre nuovi reati senza costruire meccanismi tempestivi di intervento significa arrivare sistematicamente quando il danno è già avvenuto.

🇪🇺 L'accordo europeo del 6 maggio: ban delle app di nudificazione

Lo stesso giorno del comunicato del Garante, Parlamento e Consiglio UE hanno raggiunto un accordo provvisorio per modificare l'AI Act nell'ambito del pacchetto digital omnibus. Tra le misure più rilevanti figura il divieto esplicito dei sistemi AI di nudificazione, ovvero quelli progettati per creare materiale pedopornografico (CSAM) o per raffigurare parti intime di persone identificabili, o queste ultime coinvolte in attività sessualmente esplicite, senza il loro consenso.

Il divieto si articola su tre livelli:

  • chi immette sul mercato UE sistemi AI con lo scopo di creare tali contenuti
  • chi li immette senza adottare misure di sicurezza ragionevoli per prevenirne la generazione
  • chi utilizza questi sistemi per produrre contenuti non consensuali

La scadenza per la conformità è fissata al 2 dicembre 2026. L'accordo, che dovrà essere formalmente adottato da Parlamento e Consiglio, è stato motivato da un'impennata di immagini sessuali generate con AI che ha coinvolto in modo particolare minorenni e donne.

⚙️ Il paradosso dell'enforcement

L'accordo europeo rappresenta un segnale normativo importante, ma non risolve automaticamente il problema dell'applicazione concreta a livello nazionale. Il Garante italiano, ad oggi, può sanzionare, emettere avvertimenti e ordinare la cessazione di un trattamento illecito. Non può però disporre il blocco dell'accesso dall'Italia a una piattaforma straniera.

Si tratta di un potere che nel nostro ordinamento esiste già in altri ambiti: l'AGCOM può ordinare l'oscuramento di siti che violano il diritto d'autore, e la magistratura può disporre il blocco di piattaforme che diffondono contenuti pedopornografici. Il Garante Privacy, invece, resta privo di uno strumento analogo per le piattaforme AI che generano deepfake.

La soglia tecnica per produrre contenuti manipolati realistici è ormai accessibile a chiunque disponga di uno smartphone e di una fotografia. I meccanismi di moderazione delle piattaforme social, basati prevalentemente su segnalazioni successive alla pubblicazione, faticano a contenere materiali che si diffondono in poche ore attraverso ecosistemi decentralizzati. Il divieto europeo fissa un principio chiaro, ma senza strumenti nazionali di enforcement rapido il tempo che intercorre tra la violazione e l'intervento effettivo resta il vero punto di fragilità del sistema.

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