Meta vuole riconoscerti per strada con i Ray-Ban: 75 organizzazioni chiedono di bloccare “Name Tag”, la funzione che trasforma gli occhiali in strumenti di sorveglianza

Occhiali smart con riconoscimento facciale identificano passanti in una strada europea con overlay digitali sui volti

Da un lato un paio di occhiali alla moda, dall'altro un sistema capace di identificare chiunque cammini per strada: Meta progetta Name Tag per i Ray-Ban smart, ma una coalizione internazionale di 75 organizzazioni e 35 eurodeputati chiede il blocco immediato, sostenendo che nessun meccanismo di opt-out può risolvere il problema. La convergenza tra tutela dei diritti civili e regolazione europea della biometria potrebbe rappresentare il vero argine. Ma basterà a fermare un'azienda che ha già accumulato 7 miliardi di dollari in sanzioni privacy?

Meta sta sviluppando una funzione chiamata "Name Tag" per i suoi occhiali smart Ray-Ban e Oakley. L'obiettivo dichiarato è permettere a chi li indossa di identificare per nome le persone nel proprio campo visivo, collegando il volto riconosciuto a database contenenti informazioni su lavoro, abitudini, relazioni e stato di salute. Il 13 aprile 2026, una coalizione di 75 organizzazioni guidata da ACLU, EFF, EPIC e Access Now ha inviato una lettera aperta a Mark Zuckerberg per chiedere il blocco immediato e la rinuncia pubblica al progetto.

🔍 Come funziona Name Tag

Secondo quanto rivelato dal New York Times a febbraio 2026, la funzione si basa sull'assistente di intelligenza artificiale già integrato negli occhiali smart Meta. Il sistema è stato progettato in due possibili versioni. La prima consentirebbe di identificare soltanto le persone già presenti tra i contatti dell'utente sulle piattaforme Meta. La seconda, più ampia, estenderebbe il riconoscimento a chiunque abbia un account pubblico su un servizio Meta come Instagram. In entrambi i casi, il funzionamento è lo stesso: basta guardare una persona per ottenere il suo nome e un profilo collegato a informazioni personali.

Gli ingegneri di Meta avrebbero inizialmente considerato l'introduzione della funzione già nel 2021, con la prima generazione dei Ray-Ban smart, ma il progetto era stato accantonato per difficoltà tecniche. La ripresa dello sviluppo nel 2025-2026 coincide con una fase di forte avanzamento dei modelli di riconoscimento facciale basati su AI generativa.

⚠️ Le richieste della coalizione

Le 75 organizzazioni firmatarie della lettera — tra cui figurano anche la National Organization for Women, la New York State Coalition Against Domestic Violence, Common Cause e il Library Freedom Project — sostengono che il riconoscimento facciale integrato in un accessorio consumer indossabile rappresenti una minaccia diretta e strutturale alla privacy nello spazio pubblico. La posizione della coalizione è netta: il problema non è risolvibile con modifiche di design, meccanismi di opt-out o salvaguardie incrementali, perché i passanti non dispongono di alcun mezzo per sottrarsi all'identificazione.

Le richieste specifiche rivolte a Meta includono:

  • bloccare e ripudiare pubblicamente i piani per Name Tag prima del lancio
  • rivelare qualsiasi caso documentato di utilizzo degli smart glasses Meta per stalking, molestie o violenza domestica e sessuale
  • rendere pubbliche le discussioni passate o in corso con le forze dell'ordine federali statunitensi, tra cui ICE e CBP, sull'impiego dei wearable o dei dati raccolti tramite essi
  • cessare l'opposizione alla legislazione che richiede il consenso esplicito dell'interessato prima della raccolta e del trattamento di dati biometrici
  • avviare consultazioni con la società civile e con esperti indipendenti di privacy prima di integrare l'identificazione biometrica in qualsiasi dispositivo destinato al consumo

Cody Venzke, senior staff attorney dell'ACLU, ha sintetizzato la posizione della coalizione con una formula che è diventata lo slogan della campagna: "Il principio è semplice: i tuoi occhiali non dovrebbero sapere il mio nome".

🗂️ Il memo interno e il track record di Meta

Un elemento che ha alimentato la reazione della società civile è un memo interno di Meta del maggio 2025, ottenuto dal New York Times, in cui l'azienda scriveva esplicitamente di voler lanciare Name Tag "durante un ambiente politico dinamico", contando sul fatto che le organizzazioni della società civile avrebbero avuto le risorse concentrate su altre priorità. La coalizione ha definito questa strategia un "comportamento vile" che sfrutta il clima di instabilità politica negli Stati Uniti.

Il calcolo strategico di Meta si inserisce in un contesto di ripetute violazioni della normativa privacy. L'azienda ha accumulato oltre 7 miliardi di dollari tra sanzioni e risarcimenti: la multa da 5 miliardi di dollari inflitta dalla Federal Trade Commission nel 2019 per aver compromesso le preferenze privacy degli utenti, e circa 2 miliardi in risarcimenti per la raccolta non autorizzata e l'uso improprio di dati biometrici, a seguito di cause legali in Illinois e Texas. Nel 2025, Meta ha inoltre ristrutturato il proprio processo interno di revisione dei rischi privacy, licenziando oltre 100 dipendenti e sostituendo la maggior parte delle revisioni manuali con sistemi automatizzati.

🇪🇺 La dimensione europea: interrogazione e conformità GDPR

La questione ha assunto rilevanza anche a livello europeo. Il 4 marzo 2026, 35 eurodeputati appartenenti a più gruppi politici hanno presentato un'interrogazione prioritaria alla Commissione europea. L'iniziativa è stata innescata da inchieste giornalistiche dei quotidiani svedesi Göteborgs-Posten e Svenska Dagbladet, che hanno rivelato come gli occhiali smart Meta siano in grado di registrare situazioni private e dati sensibili senza il consenso delle persone riprese, e che tali dati vengano successivamente trasmessi a Nairobi, in Kenya, dove annotatori di dati li elaborano per l'addestramento di modelli AI.

Meta ha dichiarato che i dati facciali vengono anonimizzati, ma le fonti citate dalle inchieste svedesi indicano che tale anonimizzazione non può essere garantita in pratica. Le questioni sollevate dagli eurodeputati riguardano la conformità al Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR) in materia di base giuridica del trattamento, consenso, trasparenza e trasferimento di dati personali verso paesi terzi. L'AI Act europeo, peraltro, classifica già l'identificazione biometrica in tempo reale negli spazi pubblici come pratica ad alto rischio, soggetta a requisiti stringenti.

📌 Un precedente che racconta i rischi concreti

Il portavoce di Meta ha dichiarato che l'azienda non offre attualmente prodotti con riconoscimento facciale e che, in caso di rilascio, adotterebbe "un approccio molto ponderato". Tuttavia, i rischi associati a questa tecnologia sono già documentati. Ad aprile 2026, l'ACLU ha reso noto il caso di Kimberlee Williams, una donna dell'Oklahoma incarcerata per sei mesi in Maryland a causa di un falso match generato da un sistema di riconoscimento facciale. Williams è la quattordicesima persona pubblicamente nota ad essere stata arrestata per errore negli Stati Uniti a causa di questa tecnologia. Nel suo caso, la polizia non ha condotto alcuna indagine indipendente dopo il risultato del software, e ha nascosto al giudice che l'unica base dell'identificazione era un algoritmo.

L'Electronic Privacy Information Center (EPIC) ha inviato lettere alla FTC e agli enforcer statali già a febbraio 2026, chiedendo di indagare e bloccare preventivamente il rilascio di Name Tag. Senatori democratici hanno chiesto a Meta di spiegare come intende ottenere il consenso degli identificati, gestire i dati biometrici, testare la presenza di bias algoritmici e prevenire gli abusi. A inizio aprile, un'ulteriore coalizione di oltre 60 organizzazioni guidata dalla Consumer Federation of America ha scritto al Congresso statunitense citando numerosi report di utilizzo improprio degli smart glasses Meta già in commercio.

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