Il 15 aprile 2026 rappresenta la prima scadenza concreta per il mercato crypto regolamentato in Italia. Ogni Crypto-Asset Service Provider (CASP) autorizzato o notificato ai sensi del Regolamento MiCA (UE) 2023/1114 è tenuto a versare il contributo annuale di vigilanza a CONSOB entro quella data. Non sono previsti solleciti né periodi di tolleranza: il mancato pagamento attiva automaticamente la riscossione coattiva ai sensi della normativa italiana.
La base normativa è la Delibera CONSOB n. 23799 del 17 dicembre 2025, pubblicata in Gazzetta Ufficiale a gennaio 2026. La delibera stabilisce gli importi, le categorie di soggetti obbligati e le modalità di versamento per l'esercizio finanziario in corso.
🔢 Gli importi dei contributi di vigilanza
Il sistema di contribuzione distingue tre fasce principali in base alla tipologia di operatore e al volume di attività gestite.
- I CASP che presentano una nuova domanda di autorizzazione nel 2026 devono versare €20.000 per ciascuna domanda al momento della presentazione
- Gli operatori che gestiscono un servizio già notificato sono tenuti al pagamento di €10.000 per ciascun servizio in essere
- I gestori di piattaforme di negoziazione affrontano contributi progressivi legati al numero di crypto-asset trattati: chi supera i 5.000 asset si trova a dover versare oltre €260.000
Il pagamento avviene tramite avviso PagoPA inviato da CONSOB almeno 20 giorni prima della scadenza. Per gli operatori esteri è prevista in alternativa la possibilità di versamento tramite bonifico bancario.
⏰ Il 30 giugno 2026: chiusura del regime transitorio
Se il 15 aprile è un indicatore di conformità, il 30 giugno 2026 è la data che ridisegna l'intero perimetro del mercato. Da quel giorno, ogni exchange o CASP privo di autorizzazione CONSOB — o che non abbia completato la procedura di notifica attraverso la Banca d'Italia — deve cessare ogni operatività sul territorio italiano. Non esisterà alcuna zona grigia: operare senza autorizzazione dopo il 30 giugno sarà illegale.
I VASP registrati presso l'OAM (Organismo Agenti e Mediatori) avevano tempo fino al 30 dicembre 2025 per presentare domanda di autorizzazione CASP e beneficiare del periodo transitorio. Chi non ha rispettato quel termine avrebbe già dovuto interrompere le proprie attività in Italia e restituire crypto-asset e valuta fiat ai clienti, secondo quanto indicato da CONSOB nel comunicato stampa del 4 dicembre 2025.
Il pagamento del contributo del 15 aprile funziona quindi come un segnale pubblico di permanenza: ogni operatore che versa la fee dichiara di essere presente nel mercato regolamentato e di avere avviato — o completato — il percorso di autorizzazione MiCA. Chi non paga, al contrario, comunica un'uscita dal mercato.
🏦 La distribuzione delle competenze tra CONSOB e Banca d'Italia
La supervisione del mercato crypto italiano è affidata a un sistema duale. La Nota ricognitiva congiunta del 29 ottobre 2024 definisce la ripartizione delle responsabilità: CONSOB è l'autorità competente per l'autorizzazione e la vigilanza sui CASP in materia di condotta e trasparenza, mentre la Banca d'Italia supervisiona i profili prudenziali e antiriciclaggio. La comunicazione congiunta del 30 gennaio 2025 ha ulteriormente precisato i requisiti operativi per i provider di crypto-asset attivi sul territorio nazionale.
💰 La distorsione fiscale: aliquota al 33% per le crypto, 26% per gli ETP
Accanto alla stretta regolatoria, il 2026 ha introdotto un'asimmetria fiscale significativa. La Legge di Bilancio 2026 ha innalzato l'aliquota sulle plusvalenze da crypto-asset al 33% (imposta sostitutiva), applicabile a tutte le cessioni di asset digitali detenuti direttamente. Eppure chi accede alla stessa esposizione attraverso ETP o ETF crypto — come l'IBIT di BlackRock, già disponibile per i clienti di Intesa Sanpaolo — paga il 26%, ossia l'aliquota ordinaria sui redditi di capitale da strumenti finanziari.
La differenza di sette punti percentuali produce un effetto strutturale: spinge gli investitori retail verso la proprietà indiretta di crypto-asset tramite wrapper finanziari tradizionali, penalizzando chi detiene Bitcoin o Ethereum in modo diretto su wallet o exchange. Assofintech e altre associazioni di settore stanno chiedendo di eliminare questa disparità, ma ad aprile 2026 la distorsione resta pienamente in vigore.
📊 DAC8: lo scambio automatico dei dati fiscali è già operativo
Il quadro si completa con l'entrata in vigore della direttiva DAC8 (Direttiva UE 2023/2226), recepita in Italia con il D.Lgs. 194/2025 del 10 dicembre 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 22 dicembre 2025. Dal 1° gennaio 2026, i CASP operanti in Italia sono obbligati a comunicare all'Agenzia delle Entrate i dati identificativi dei clienti e le informazioni relative alle transazioni in crypto-asset. Queste informazioni vengono poi condivise automaticamente tra le autorità fiscali di tutti gli Stati membri UE.
L'effetto pratico è la fine dell'anonimato fiscale per i detentori di crypto-asset in Europa. Chi non ha dichiarato le proprie posizioni partendo dal presupposto che le transazioni su blockchain fossero non tracciabili si trova oggi in una posizione di esposizione significativamente maggiore rispetto al passato.
🔄 Il quadro europeo: la deadline continentale del 1° luglio
L'Italia si muove all'interno di un calendario europeo più ampio. La scadenza generale del Regolamento MiCA per l'autorizzazione dei CASP è fissata al 1° luglio 2026 a livello UE: da quella data, ogni operatore privo di licenza MiCA dovrà cessare l'attività nell'intero territorio dell'Unione. In diversi Stati membri — tra cui la Francia, dove l'AMF ha imposto scadenze autonome — le finestre per presentare domanda si sono già chiuse. Il regime MiCA prevede requisiti di capitale minimo a partire da €125.000 per gli exchange e standard operativi uniformi su governance, custodia e trasparenza informativa.
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