Dal mondo tech

Meta, Google, TikTok, LinkedIn, Microsoft. Cause, sanzioni e nuove funzioni delle piattaforme che usi ogni giorno, lette dal lato della tua privacy.

Donna in strada con smartphone, query di ricerca Google convergono in un profilo digitale che invia dati a OpenAI, Bing e DuckDuckGo.
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Aperitivo, yoga, voli low cost: ecco come le tue query su Google ti identificano anche senza nome

Il Digital Markets Act spinge Google a condividere i dati di ricerca con i concorrenti per aprire il mercato, ma il GDPR pretende che quei dati restino davvero anonimi. Il punto d'incontro è la qualità tecnica dell'anonimizzazione, oggi messa in crisi dall'AI. Come si bilancia concorrenza e protezione del dato quando bastano due ore per risalire all'utente?
Mano regge smartphone con chat WhatsApp aperta accanto a sfera luminosa Meta AI su sfondo luminoso
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“Attiva subito la privacy avanzata o Meta AI leggerà le tue chat”: perché questo messaggio è falso

Un messaggio allarmistico invita ad attivare la "Privacy avanzata" per impedire a Meta AI di leggere le chat WhatsApp, mentre la crittografia end-to-end rende quell'accesso tecnicamente impossibile. Tra panico digitale e funzioni reali dell'app, la distinzione tra protezione dai membri del gruppo e protezione dall'IA chiarisce il quadro. Ma quanto incide la disinformazione virale sull'efficacia del consenso informato previsto dal GDPR?
Mano che tiene uno smartphone con feed social, flusso di dati luminosi diretto verso il logo Meta sullo sfondo.
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Dal 27 maggio Meta usa i tuoi post pubblici per addestrare l’AI: ecco perché il silenzio vale come un sì

Meta invoca il legittimo interesse per addestrare la propria AI con i contenuti pubblici degli utenti europei, mentre le autorità privacy e noyb chiedono un consenso esplicito e preventivo. Il punto di equilibrio passa dal diritto di opposizione e dalla sua effettività concreta. Ma quanto può reggere un modello opt-out di fronte alle regole del GDPR sulla libertà del consenso?
Smartphone con chat Instagram esposta e lucchetto spezzato, osservato da una lente corporate in vetro
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Meta rimuove la crittografia end-to-end da Instagram: dall’8 maggio i tuoi DM sono leggibili dall’azienda

Meta prometteva un futuro privato e cifrato per tutti i suoi servizi di messaggistica, ma ha scelto di rimuovere l'unica protezione crittografica disponibile sui DM di Instagram proprio mentre 50 organizzazioni per i diritti digitali ne chiedevano l'estensione. Il punto di convergenza tra esigenze commerciali e tutela degli utenti sembra oggi più lontano. Se la cifratura è tecnicamente sostenibile su WhatsApp e Messenger, perché su Instagram viene smantellata anziché resa predefinita?
Flusso di annunci fraudolenti da smartphone bloccato da barriera con bilancia della giustizia, sfondo digitale blu
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15 miliardi di annunci truffa al giorno su Facebook e Instagram: la contea di Santa Clara porta Meta in tribunale

Meta dichiara di combattere le truffe sulle proprie piattaforme, ma documenti interni rivelano che l'azienda monetizza consapevolmente miliardi di annunci fraudolenti attraverso lo stesso sistema di targeting usato per la pubblicità legittima. La contea di Santa Clara interviene con un'azione legale senza precedenti, chiedendo la cessazione delle pratiche e sanzioni aggravate. Se il modello pubblicitario si fonda sulla profilazione comportamentale, cosa accade quando quello stesso algoritmo viene usato per identificare e colpire ripetutamente le vittime più vulnerabili?
Flusso di dati personali estratti da un feed Facebook verso una struttura di intelligenza artificiale - class action Meta Italia
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35 milioni di utenti Facebook italiani coinvolti: il Tribunale di Milano ammette la class action contro Meta per il data scraping

533 milioni di profili Facebook esposti nel mondo, 35 milioni solo in Italia. I dati sottratti tra il 2018 e il 2019 non sono mai stati restituiti, ma oggi il contenzioso collettivo offre una via per ottenere un risarcimento. La class action ammessa a Milano segue il solco tracciato dalla Corte Federale tedesca, che ha riconosciuto il diritto al risarcimento per la sola perdita di controllo sui dati personali. Quanto peserà il precedente tedesco sulle decisioni dei giudici italiani?
Occhiali smart con riconoscimento facciale identificano passanti in una strada europea con overlay digitali sui volti
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Meta vuole riconoscerti per strada con i Ray-Ban: 75 organizzazioni chiedono di bloccare “Name Tag”, la funzione che trasforma gli occhiali in strumenti di sorveglianza

Da un lato un paio di occhiali alla moda, dall'altro un sistema capace di identificare chiunque cammini per strada: Meta progetta Name Tag per i Ray-Ban smart, ma una coalizione internazionale di 75 organizzazioni e 35 eurodeputati chiede il blocco immediato, sostenendo che nessun meccanismo di opt-out può risolvere il problema. La convergenza tra tutela dei diritti civili e regolazione europea della biometria potrebbe rappresentare il vero argine. Ma basterà a fermare un'azienda che ha già accumulato 7 miliardi di dollari in sanzioni privacy?
Tre lenti di sorveglianza con i loghi di Meta, Google e Microsoft puntate su uno smartphone con chat aperta, nastro rosso "Stop Privacy" strappato
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Chat Control è morto: dal 3 aprile Meta, Google e Microsoft non possono più scansionare i tuoi messaggi in Europa (ma lo fanno lo stesso)

Il Parlamento europeo ha bocciato per un solo voto la proroga della deroga ePrivacy, togliendo alle piattaforme la base giuridica per scansionare i messaggi privati dei cittadini europei. Meta, Google, Microsoft e Snap hanno risposto con una dichiarazione congiunta: continueremo lo stesso. La Commissione europea dichiara la pratica priva di copertura legale ma evita di chiarire se le piattaforme stiano violando il diritto UE. Quando un divieto esplicito non basta a fermare chi lo ignora, chi tutela davvero la riservatezza delle comunicazioni?
Smartphone con interfaccia DM Instagram, messaggi che diventano trasparenti e lucchetto aperto su scrivania bianca
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Meta rimuove la crittografia dai DM di Instagram: dal 8 maggio può leggere tutti i tuoi messaggi

Meta ha dedicato quasi un decennio alla crittografia end-to-end su tutte le sue piattaforme, ma su Instagram la funzione è rimasta nascosta tra livelli di menu, quasi introvabile. Ora la elimina del tutto, riaprendo la porta a scansione automatica, profilazione pubblicitaria e addestramento AI sui messaggi privati di 2 miliardi di utenti. Se la bassa adozione è la giustificazione ufficiale, la pressione commerciale e normativa racconta un'altra storia: fino a che punto una piattaforma può ritirare un impegno pubblico sulla privacy senza conseguenze?
Laptop con interfaccia social professionale e fasci di scansione digitale che estraggono dati sulle estensioni browser dell'utente
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Ogni volta che apri LinkedIn, uno script nascosto legge 6.000 estensioni del tuo browser e profila te e la tua azienda

Una piattaforma usata da un miliardo di professionisti per costruire relazioni di lavoro esegue, a ogni caricamento di pagina, una scansione invisibile del browser capace di rivelare opinioni politiche, credenze religiose e persino se stai cercando un nuovo impiego. L'indagine BrowserGate mette in luce un sistema di fingerprinting che LinkedIn giustifica come misura anti-scraping, mentre i dati raccolti si incrociano con identità reali e profili aziendali. Fino a che punto la sicurezza della piattaforma può giustificare una profilazione di massa non dichiarata nella stessa privacy policy?
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